Sono uscita dal Consiglio comunale straordinario con un peso addosso, una stanchezza che non è solo personale. Il Giorno della Memoria dovrebbe essere un tempo sospeso, un esercizio collettivo di responsabilità. Invece, dopo gli interessanti interventi della società civile, ho assistito a qualcosa di sconfortante: interventi fuori contesto, veline lette e arrivate chissà da dove, slogan travestiti da riflessione.
Si sono puntate le dita puntate contro chi osa criticare il criminale di guerra Netanyahu o denunciare la tragedia che continua a colpire il popolo palestinese, come se il dolore avesse gerarchie e la memoria confini arrivando a giudicare – nel giorno della memoria! – coloro che hanno riempito le piazze del mondo per la pace a Gaza vicini ai terroristi.
Nessun riferimento alla storia del nostro territorio, alle vite spezzate che ci riguardano da vicino, al lavoro paziente di ricerca e di storicizzazione che dà senso alle commemorazioni. Come se la memoria potesse essere astratta, neutra, innocua. Come se non fosse, invece, sempre concreta e scomoda.
A rendere tutto più amaro, i comunicati stampa e le parole asciutte del sindaco sui social: ancora una volta l’elusione. Nessuna chiarezza, nemmeno rivolta ai più giovani, su chi furono i persecutori, chi organizzò i rastrellamenti, chi costruì la macchina della deportazione e dei campi di concentramento. Gli eroi raccontati ieri in San Romano hanno salvato migliaia di vite messe in pericolo da chi?
Dire i nomi, spiegare le responsabilità di nazisti e fascisti non è un atto divisivo: è un dovere civile che nulla ha a che vedere con le sensibilità di parte.
È stato svilente e mortificante vedere strumentalizzata una giornata che dovrebbe inchiodarci tutti a un impegno semplice e radicale: capire, ricordare, assumersi la responsabilità del “mai più”. Peccato, davvero. Un gran peccato.
Ilaria Vietina