I numeri pubblicati oggi da Il Tirreno dovrebbero preoccuparci tutti. A Lucca ci sono 1.046 alloggi ERP e 526 nuclei in graduatoria. Ma soprattutto ci sono 57 appartamenti pubblici vuoti: soltanto 14 sono pronti per essere assegnati, 10 sono in ristrutturazione, 33 devono ancora essere ristrutturati e, tra questi, 25 sono senza finanziamento.
Dietro questi numeri ci sono persone. Famiglie che aspettano, giovani che non riescono a diventare autonomi, anziani e lavoratori per i quali il costo dell’abitare pesa sempre di più.
Per questo resta difficile comprendere la scelta dell’amministrazione Pardini che nel 2024 decise di non prevedere il bando per il contributo affitti, interrompendo un sostegno importante proprio mentre tante famiglie erano in difficoltà. Grazie a un forte e determinato impegno del centrosinistra unito nel contrastare la decisione comunale, nel 2025 quel contributo è stato ripristinato e oggi viene finalmente previsto con continuità.
Ma è proprio questo il punto: possibile non comprendere che sulla casa non si può procedere un anno sì e uno no?
La casa non può dipendere dalla disponibilità occasionale di un finanziamento. Il diritto di abitare richiede programmazione.
Lucca è un grande noi propone: un piano pluriennale per recuperare progressivamente gli alloggi ERP inutilizzati, con risorse comunali strutturali, insieme a quelle regionali e nazionali; obiettivi annuali pubblici e verificabili; più sostegno all’affitto; strumenti per riportare abitazioni private inutilizzate verso la locazione stabile; nuovo abitare accessibile nelle grandi rigenerazioni urbane. Non basta gestire l’emergenza quando esplode.
La buona politica deve impedire che l’emergenza diventi la normalità.
Perché abitare non significa soltanto avere un tetto. Significa poter diventare autonomi, costruire una famiglia, invecchiare con dignità, continuare a vivere nella propria città. Una città è davvero viva quando è una casa per tutti. E il diritto di abitare deve tornare a essere una priorità permanente di Lucca.